Ma in Lomellina non c’è niente! Quante volte ho sentito questa frase? Solo afa e zanzare! Ebbene, oggi voglio sfatare questo mito, perchè ci sono (almeno) cinque buoni motivi per visitare la Lomellina.

1. La piazza ducale di Vigevano .
Dicono sia un elegante salotto, nonché una delle più belle d’Italia. Quando si accede a questa piazza, giungendo da una delle vie laterali, sembra quasi di entrare in un’altra epoca. Uno dei lati corti è occupato dalla facciata barocca del duomo, mentre gli altri tre sono porticati e completamente ricoperti di affreschi. La piazza venne realizzata tra 1492 e 1494 per volere del duca di Milano Ludovico il Moro. Egli amava trascorrere le estati nel castello di Vigevano in compagnia della moglie, la giovanissima Beatrice d’Este, e di tutta la sua corte.
La piazza è sempre molto frequentata. Ancora oggi è il cuore di Vigevano, un luogo vivace dove fare una passeggiata, prendere un gelato o mangiare una pizza in uno dei tanti locali che durante la bella stagione allestiscono il dehors sul selciato. Da lì, si può salire la scalinata ed entrare nel maestoso castello visconteo-sforzesco e scoprire la storia del maniero, con le scuderie, il cortile interno, la strada coperta e la loggia delle dame.
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2. Il mare a quadretti
La Lomellina è la terra delle risaie e fa parte del cosiddetto triangolo del riso, un’area compresa tra le città di Vercelli, Novara e Pavia: qui viene prodotto il 90% del riso italiano e circa il 50% del riso europeo.
Ovunque si volga lo sguardo in campagna, vi sono risaie a perdita d’occhio, intervallate qua e là da
pioppeti e campi di mais. Tra aprile e maggio i campi seminati vengono allagati per proteggere i
germogli, dando vita a un paesaggio unico, che i lomellini amano definire “il mare a quadretti”.
La coltivazione del riso da alcuni secoli fa parte della tradizione locale e il riso è il protagonista della
cucina lomellina.
Le ricette sono infinite, e ogni paese, o meglio ogni famiglia, custodisce i suoi segreti per preparare il risotto perfetto; oggi il riso inoltre si utilizza anche per altre preparazioni salate e dolci, come i biscotti di farina di riso, le gallette, le creme e le torte.

3. Il borgo medievale di Lomello
Lomello è un piccolo paese di circa 2000 abitanti, ma già in epoca romana era il sito più importante della zona: il toponimo “Lomellina” deriva proprio da Lomello. Questo borgo conserva un patrimonio
monumentale incredibile: quasi nascosto fra le case e le viette di ciottoli, sorge il battistero longobardo di San Giovanni ad Fontes, che risale al VI-VII secolo d.C.
In quell’epoca la capitale del regno italico era Pavia, tuttavia è qui a Lomello che si trova l’edificio longobardo conservato meglio della provincia.
Accanto al battistero, emerge la sagoma della chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, costruita
all’inizio dell’XI secolo: datata tradizionalmente tra 1025 e 1040, è una delle prime chiese romaniche costruite in Italia. Viene infatti definita dagli studiosi romanica, o preromanica, ed è una chiesa completamente… storta. Diverse sono le teorie che spiegano questa particolarità, non da ultima una leggenda, che ha come protagonista il diavolo in persona.
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4. L’acqua
La Lomellina è da sempre una terra ricca d’acqua. È circondata da tre fiumi: il Po a sud, la Sesia a ovest, che segna il confine con il Piemonte, e il Ticino a est, che prima dell’Unità d’Italia era il confine di stato tra l’impero Austro-Ungarico e il Regno Sabaudo, di cui la Lomellina faceva parte.
Per secoli le acque di questi fiumi sono state deviate per alimentare una fitta rete di canali irrigui, che un tempo non erano impiegati solamente per irrigare i campi, ma anche per mettere in movimento numerosi mulini, alcuni dei quali sono sopravvissuti fino a noi. Questa abbondanza d’acqua ha anche fatto sì che numerosi uccelli abbiano scelto le risaie come loro habitat naturale: è molto frequente avvistare in campagna garzette, aironi cinerini, nitticore e, da qualche anno, anche numerose colonie di ibis.

5. Le sagre
Non c’è un paese della Lomellina che non abbia una sua sagra, dedicata a un prodotto tipico, al santo patrono o a un famoso evento storico. Per gli appassionati di cibo, imperdibile la sagra della zucca bertagnina di Dorno, che ogni anno a ottobre celebra questo ortaggio il cui nome è dovuto alla sua forma: assomiglia infatti a un berretto. Ricorre poi a giugno la sagra della cipolla rossa di Breme, una cipolla grande e dolcissima, in autunno la festa dell’offella di Parona, un biscotto di pasta frolla dalla forma ovale, la cui ricetta è custodita gelosamente dai produttori.
Per gli amanti della storia si svolge invece a Palestro, nel mese di maggio, la rievocazione della battaglia del 1859, un evento importante della seconda guerra d’indipendenza, mentre a Lomello va in scena ogni anno la grande festa longobarda per le nozze di Teodolinda, che rievoca l’incontro della regina longobarda Teodolinda con il suo secondo marito Agilulfo, avvenuto nel 590 d.C.
Vi aspetto in Lomellina!
Se volete scoprire questo territorio dal vero, vi aspetto per una visita guidata privata nella terra delle risaie: trovi tutte le mie proposte qui
Se invece preferisci ascoltare questo testo, ecco il link alla primissima puntata del mio podcast “Lomellina da ascoltare”:
Serena Scansetti
archeologa e guida turistica abilitata
serena.scansetti@gmail.com