
Mortara, situata nel cuore della Lomellina, in provincia di Pavia, è un piccolo centro agricolo di circa 15.000 abitanti. Numerosi ritrovamenti archeologici dimostra che il territorio era già frequentato a partire dalla piena età celtica (V secolo a.C., fase finale della cultura di Golasecca), ma la nascita del centro abitato non è di origine nota: non sappiamo infatti in quale momento storico sia nato l’attuale nucleo insediativo.
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Le origini di Mortara sono legate ad una curiosa leggenda – nota almeno dal XII secolo – che ha come protagonisti i due paladini franchi Amico e Amelio. Si racconta che proprio qui, dove allora sorgeva il villaggio di Pulchra Silva, nel 744 d.C. fu combattuta una sanguinosa battaglia tra l’esercito longobardo di re Desiderio e l’esercito franco di Carlo Magno. Nello scontro morirono moltissimi guerrieri, tanto che il toponimo fu mutato in Mortis Ara, altare della morte, da cui deriverebbe il vocabolo attuale Mortara. Tra i caduti vi furono anche due valorosi paladini di re Carlo: Amico e Amelio. Uguali come due gocce d’acqua, nati lo stesso giorno e legati da una profonda amicizia, anche la morte li colse nello stesso momento.
Albino, vescovo di Angers, che era al seguito dell’esercito franco, chiese di seppellire lì i corpi dei guerrieri uccisi.
Furono quindi costruite due chiese, di cui una per volere di Carlo Magno, dedicata a Sant’Eusebio, dove sarebbe stato sepolto Amico, e una seconda per volere della regina Ildegarda, dedicata a San Pietro, dove sarebbe stato sepolto Amelio, ciascuno in un’arca lapidea.
La mattina del giorno seguente, per intervento divino, i due cadaveri furono ritrovati uno sull’altro, presso la chiesa di Sant’Eusebio. Questo oratorio altomedievale venne poco dopo intitolato a Sant’Albino, e mantiene tuttora questa intitolazione.
Da allora, moltissimi pellegrini in cammino lungo la Via Francigena si sono fermati a pregare presso la tomba di questi due paladini, presto venerati come Santi.
Leggenda a parte, non si può comunque escludere la possibilità che la chiesa di Sant’Albino possa effettivamente essere sorta come cappella funeraria già in età altomedievale , in un’area che per secoli aveva rivestito una funzione cimiteriale (come dimostrano i ritrovamenti archeologici) e che era collocata nel punto di incontro di alcuni percorsi idrici e terrestri.
La chiesa di San Pietro, già in rovina nel XVI secolo, oggi non esiste più; è invece ancora aperta al culto e visitabile la suggestiva chiesa di Sant’Albino, che si trova alla periferia di Mortara. L’edificio conserva un’abiside ed un campanile romanici (XII secolo), mentre il corpo principale della chiesa risale al XV secolo. All’interno, oltre alle sepolture di alcuni benefattori vissuti nel corso dell’Ottocento, si conservano tracce di affreschi rinascimentali.
Mortara (Pv), chiesa di Sant’Albino, interno. Affresco rinascimentale raffigurante la Madonna in trono e Santi.
Nel mio podcast Lomellina da ascoltare trovate un intero episodio dedicato a questa leggenda… e alla sua verità storica.
La leggenda vi ha incuriosito? Mortara riserva anche altri monumenti che meritano una visita, a partire dalla basilica gotica di San Lorenzo, ricca di opere d’arte, e il grazioso oratorio della Madonna del Campo, che vanta interessanti affreschi risalenti al XV e XVI secolo.
Per prenotare una visita guidata a Mortara, anche per un piccolo gruppo, contattatemi scrivendo a serena.scansetti@gmail.com.
Date un’occhiata anche alle altre mie proposte di visite guidate nel territorio. Vi aspetto in Lomellina!
Serena Scansetti – archeologa e guida turistica

